martedì 24 ottobre 2017   ::  
Musei Riduci
 
Musei
 
 
 
 
 
 
Nel cuore dell' Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è sorto un esempio importante di museologia naturalistica. Il museo naturalistico degli Alburni è stato inaugurato il 6 agosto 1997. Il progetto è stato elaborato e realizzato dall'asso­ciazione culturale naturalistica "II passero del borgo antico" ubi­cato nel centro sto­rico di Corleto Monforte (SA) in uno stabile restau­rato e adeguato all'attività museale. Il materiale custodi­to, ha la sua genesi nello studio del dott. Camillo Pignataro.Gli animali sono identificati median­te apposita legenda, che riporta la carti­na con areale di distribuzione, nome comune e scientifi­co. Franto Tassi del Comitato Par­chi Nazionali e riserve analoghe d'Italia - Roma, definisce questo museo «... uno dei punti di forza - non certo l'unico, ma neppure il meno importante - su cui basare la vera rinascita e l'auspi­cato "rinascimento" del Mezzo­giorno più vivo e autentico». Il Museo naturalistico degli Al­burni accoglie: Mammiferi, oltre 50 specie europee. Uccelli, tutte le specie europee.Insetti, circa 15.000 esemplari provenienti da tutto il mondo.Il museo mostra al primo piano i mammiferi con lo studio sui canidi, felidi e musteidi. Gli uccelli sono allocati al se­condo e terzo piano, compren­dendo le specie stanziali, migratorie e accidentali. Al quarto piano sono esposti gli insetti, in particolare coleotteri e l’entomofauna del Parco Nazionale del Cileno-Vallo di Diano e dei Monti Alburni.

 

Museo naturalistico degli Alburni: via Forese, 16 84020 Corleto Manforte tel. 0828 964296

 
 
 
 
 
Le bellezze naturali del territorio comunale e le significative tracce degli insediamenti umani succedutisi nel tempo fanno di Roscigno un caso di studio assai particolare. Per circostanze occasionali si conservano due siti archeologici, l'uno non meno interessante dell'altro, ma separati da un arco temporale che copre ben quindici secoli se non di più:l'abitato enotrio-lucano di Monte Pruno, il cui declino può collocarsi intorno al III sec. a.C. e il villaggio rurale di Roscigno Vecchia, abbandonata nei primi decenni del 1900. Il sito di Monte Pruno ha suscitato l'interesse degli studiosi già a partire dagli anni '20 e si è accresciuto dopo la scoperta della tomba principesca, oggi esposta al Museo Provinciale di Salerno.
E' situato ad un importante crocevia degli itinerari che, attraversando le vallate fluviali, favorirono traffici dalle coste tirreniche e ioniche verso l'interno. Grazie agli eccezionali rinvenimenti del 1938 e alle campagne di scavo sistematico che la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno ha promosso, è stato possibile allestire una piccola esposizione negli spazi messi a disposizione dal Comune. Questa struttura, la cui realizzazione si inserisce nell'ampio programma di valorizzazione del patrimonio archeologico della provincia di Salerno messo a punto dalla Soprintendenza in questi anni, si propone come Laboratorio Archeologico, nel quale elaborare i risultati della ricerca e proporli al pubblico sì da divulgare la conoscenza del sito per gli stati di avanzamento dell'indagine sul terreno e dello studio dei materiali rinvenuti
Museo Laboratorio Archeologico: Piazza S. Resciniti, 3  Roscigno

 

 

Museo sulla Civiltà Contadina

 

Nata nel 1992, la mostra di Castelcivita ha sede nella Torre Angioi­na, dove si sviluppa su quattro pia­ni, per una superficie complessiva di circa 70 mq. Al primo piano sono esposti reperti preistorici del Paleolitico (punte, selci, ecc.) provenientii dal­le famose grotte di Castelcivita. Al secondo piano è allestita la tipica cucina contadina del '700-'800 con caminetto, suppellettili, stoviglie in terracotta, sgabelli, telai. Al terzo piano è ospitata una ric­chissima rassegna di aratri e di attrezzi per la semina, la raccolta il trasporto e la trasformazione di prodotti agricoli. Al quarto piano, infine, è ricostruita la tipica camera da letto contadina, con letto in ferro battuto, comodino, tinozza in legno, il tutto arricchito da costumi e calzature (zampitti) dell'epoca. L'attenzione del visitatore è richiamata anche da una pregevole raccolta di circa 1500 libri.

 
 
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